Stefano Bruschi


La formazione della Breast Unit,
della Chirurgia oncologica mammaria


Intervista di Marina Rota al Prof. Stefano Bruschi


Ordinario di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
Direttore della Scuola di Specialità di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica Università di Torino
Coordinatore Nazionale del PFP (chirurgia estetica della S.I.C.P.R.E.)
Visiting Professor dell'ISAPS

Al fine di ottemperare alla normativa EUSOMA, è stato avviato, dalla Breast Unit della nostra Azienda, un importante progetto di aggiornamento e formazione, articolato in 6 incontri interdisciplinari, il cui comune denominatore è il concetto C.O.R.E. nella chirurgia oncologica plastica e ricostruttiva della mammella.

Chiediamo di approfondire le finalità di questa iniziativa, rivolgendoci al professor Stefano Bruschi, direttore della S.C. Chirurgia Plastica e Ricostruttiva aziendale, nonché Presidente del Comitato Scientifico del progetto formativo.

“Il concetto di formazione della Breast Unit non può prescindere dalla sua essenza, che è quella delle competenze multidisciplinari richieste in questo settore, caratterizzato da un gruppo di specialisti altamente qualificati in ogni aspetto dell'oncologia mammaria. -esordisce il prof. Bruschi-. Anche all'insegna del tanto citato empowerment, che richiede un processo di condivisione del percorso terapeutico del quale il paziente deve essere consapevole, ci poniamo l'obiettivo di una medicina di precisione, 'personalizzata', che permetta di individuare per ogni paziente il percorso terapeutico più idoneo. Nel momento in cui, come specialista, interagisco con la persona che ho in cura, devo quindi possedere un know-how il più ampio possibile, per operare la scelta migliore per il suo caso: cosa pressoché impossibile, se ignoro le potenzialità offerte dal radiologo, dall'anatomo-patologo, dal genetista... Ecco allora delineato l'obiettivo di questo tipo di formazione: rendere edotti tutti gli specialisti della Breast Unit delle competenze dei loro colleghi. Con una punta polemica, aggiungo che raramente questo avviene, a causa dell'abitudine tutta italiana di coltivare soltanto il proprio 'orticello'".

Come è stato articolato questo progetto formativo?
In 6 incontri annuali che hanno luogo il terzo mercoledì del mese, e vengono tenuti di volta in volta dai più accreditati specialisti dell'Azienda nei settori della chirurgia generale, dell'oncologia, della genetica, della radiologia, dell'immunopatologia, della riabilitazione, della psico-oncologia. Ad ogni incontro, vengono sviluppati dai relatori tre argomenti.

Vuole spiegarci cosa intende per CORE?
C.O.R.E. è l'acronimo di Chirurgia Oncologica Ricostruttiva ed Estetica, introduce un concetto completamente innovativo nella pratica oncologica. Pare infatti paradossale, quasi 'profano', accostare il termine 'estetica' al 'sacro' dell'oncologia; ma questo appare come inevitabile, per realizzare al meglio quella che è l'attuale definizione di salute secondo l'OMS, che comprende anche quella di 'benessere'. Quindi non è sufficiente dominare la patologia, ma occorre anche consentire in seguito una piena reintegrazione psicologica della paziente nel contesto sociale. C.O.R.E. propone dunque una ricostruzione con finalità anche estetiche. Questo concetto è stato estrapolato dall'oncologia chirurgica cervico-facciale, nella quale, dopo la demolizione, ovviamente la ricostruzione del viso deve rispondere ad una finalità estetica, dato che il nostro 'io' si rispecchia, in primo luogo, nel volto. Nel C.O.R.E. cervico-facciale, la lunga collaborazione con i miei colleghi otorinolaringoiatri ha portato ad un’ottimizzazione dei risultati sia da un punto di vista della demolizione oncologica ampia e sicura che del risultato estetico della ricostruzione effettuata nel rispetto delle unità estetiche del volto.

Ci racconta qualche aneddoto particolarmente emblematico di questo diverso modus operandi?
Premettendo che, senza falsa modestia, sono altamente stimato, nella tecnica della ricostruzione nasale, ricordo che ebbi modo di operare, anni fa, una ragazza giovanissima con un tumore al naso. L'otorino mi mostrò il disegno dell'exeresi chirurgica che intendeva effettuare, ma io gli chiesi di raddoppiare la dimensione dell’asportazione. Il collega ne fu piacevolmente sorpreso poiché questo gli consentiva una escissione più ampia e quindi oncologicamente più sicura. In realtà il mio obiettivo era quello di ricostruire completamente il naso, in funzione di una logica delle unità estetiche, per attutire l'impatto psicologico della paziente. La ragazza mi fu molto riconoscente, ma continuavo a percepire in lei un'ombra di tristezza, sicuramente non dovuta alla forma del naso in sé, ma al forte trauma psicologico che aveva subito. Decisi così di eseguire una rinoplastica estetica sulla mia ricostruzione per eliminare in lei ogni traccia di memoria negativa: le donai un naso più bello di prima, e la resi felice di vivere. Ecco un esempio di come l'estetica non si limiti a un concetto superficiale, ma risponda all'esigenza di 'benessere': è questa la filosofia di C.O.R.E.

Quale applicazione trova questa filosofia nella ricostruzione delle mammelle?
In questo caso specifico, ovviamente il primo criterio da seguire è quello della simmetricità, per evitare devastanti effetti alla Picasso. Proprio perché si tratta di una zona del corpo che non presiede ad attività funzionali -come la masticazione per la bocca o la guancia, o la respirazione per il naso- il concetto di C.O.R.E. deve essere seguito anche più attentamente che nella chirurgia cervico-facciale. Si deve valutare attentamente la situazione, si devono prevedere i risultati, ed essere certi di conseguirli, per evitare alla paziente il disagio e anche i costi di successivi interventi correttivi. Occorre una sintonia assoluta nella scelta terapeutica chirurgica, in quanto la tecnica demolitiva non può prescindere da quella ricostruttiva. L'inserimento della protesi è strettamente collegato alle modalità dell'asportazione chirurgica da due punti di vista: quello tecnico e quello psicologico. Nel primo caso è fondamentale il rispetto di piani e strutture anatomiche la cui conservazione è indispensabile per garantire la possibilità di effettuare una ricostruzione soddisfacente per quanto riguarda volumi e simmetria, nel secondo la scelta dell’incisione chirurgica da cui residuerà la cicatrice finale dell’intervento costituisce una stigmata chirurgica che segnerà per sempre la psiche della paziente e che ne condizionerà quindi il benessere. La finalità di questi incontri formativi è proprio quella di fornire al chirurgo demolitivo gli strumenti conoscitivi della ricostruzione, cosi come al chirurgo plastico quella di approfondire le sue conoscenze in campo terapeutico e oncologico.

Perchè questo evento formativo è stato organizzato sotto l'egida dell'Università?
La formazione è insita nell’universitario tra i cui compiti istituzionali è fondamentale divulgare le conoscenze; ho inteso quindi attivare questo corso sotto l'egida dell'Università di Torino affinchè fosse inquadrato non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche, direi filosofico. L'Università ha esaminato il progetto e, ritenendolo meritevole di una divulgazione non limitata all'ambito della Città della Salute e della Scienza, ma estesa a tutto il territorio nazionale, gli ha attribuito una più ampia visibilità, inserendolo in rete come FAD (formazione a distanza), formula molto usata nei paesi anglosassoni.

Desidera aggiungere qualcosa in merito ai risultati ottenuti nella sua specialità?
Si: ci occupiamo di chirurgia oncologica mammaria ricostruttiva da più di 40 anni, e per molti aspetti possiamo considerarci dei leader a livello internazionale. Questo, anche perchè non abbiamo avuto limiti nell'utilizzo delle protesi in silicone, che furono invece ritirate negli USA nel 1992. Deteniamo il primato del follow-up più lungo. Voglio dire, con questo, che gli italiani, nonostante la loro tendenza ai complessi di inferiorità nei confronti degli altri Paesi, non sono secondi a nessuno, e possiedono potenzialità delle quali loro stessi sono inconsapevoli.


Intervista di: MARINA ROTA

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